Lectio 27 set - domenica
Paolo Curtaz
DOMANDE per la riflessione
- Secondo te è più importante apparire (cristiano-bravo) o essere (cristiano-bravo)?
- I Social Media, la televisione cosa mettono principalmente in evidenza l’apparire o l’essere?
- Ti senti, nella Chiesa, come il figlio che ha promesso e non ha fatto o come il figlio che NON ha promesso ma ha fatto.
- “ I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio” - come spieghi questo?
- C’è qualcuno che sostiene che “le promesse vengono fatte per poi essere disattese, infrante”. Qual è il tuo parere?
- Nella preghiera Atto di Dolore diciamo “Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato” – Come interpretiamo questa frase alla luce del vangelo di oggi?
Commento
Non serve l'apparenza per incontrare Dio, neppure quella santa. I più devoti, i religiosi, i sacerdoti, nonostante la loro cultura, la loro conoscenza, la loro pratica religiosa, non hanno riconosciuto il Battista, figuriamoci il Signore! La spiegazione, secondo Gesù, è in un cuore che non sa fidarsi, che non sa stupirsi, che è talmente convinto delle proprie posizioni da non mettersi in discussione. E da diventare falso, santamente. Come il figlio che vuole fare il bravo ragazzo, apparire santo davanti al Padre, così i farisei e i sadducei pensano solo a presentarsi giusti davanti a Dio che non conoscono veramente. L'altro fratello, invece, duro e tagliente, che manifesta la sua insofferenza agli ordini del Padre, è capace, con i fatti, di convincersi ad andare almeno qualche ora a lavorare nella vigna. Attenti, amici lettori, noi avvezzi al sacro, bazzicatori di sacrestie, professionisti della fede a non commettere lo stesso errore, a non pararci dietro ai taccuini su cui annotiamo le nostre buone azioni, alle nostre rinunce quaresimali, alla nostra stanca preghiera. Aneliamo a Cristo come hanno saputo fare gli ultimi, i perdenti, coloro che avevano perso tutto, e trovato Dio.
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